L’amianto – Inquinamento Indoor

L’amianto (o asbesto), è il nome di un gruppo di minerali altamente fibrosi che si possono trovare naturalmente nell’ambiente suddivisibili in: Crisotilo (anche detto amianto bianco), Crocidolite (amianto blu), Amosite (amianto bruno), Antofillite, Actinolite e Tremolite.

Amianto

Questi minerali non hanno alcun odore o sapore chiaramente individuabili, sono molto resistenti al calore ed alla maggior parte delle sostanze chimiche e sono facilmente lavorabili. Comodamente reperibili, venivano ricavati per lo più da miniere a cielo aperto in seguito alla macinazione della roccia madre e successivo arricchimento.

Per le loro proprietà dovute essenzialmente alla struttura fibrosa, per la facile reperibilità e per il basso costo, sono stati utilizzati in un’ampia gamma di prodotti ed in varie attività industriali (in edilizia come isolante e ritardante di fiamma); l’asbesto veniva utilizzato puro o più solitamente miscelato ad altri materiali in percentuali diverse, per sfruttarne meglio le caratteristiche chimico-fisiche e per produrre una quantità innumerevole di prodotti, per cui ora l’amianto si può trovare praticamente ovunque.

Purtroppo tutti questi beni hanno dimostrato nel tempo una deperibilità più o meno alta, ed oltretutto il loro deterioramento provoca il rilascio nell’ambiente di una quantità di fibre direttamente proporzionale alla loro friabilità.

L’amianto friabile è in grado di disgregarsi alla semplice pressione delle dita e si è dimostrato estremamente pericoloso, mentre l’amianto compattato (miscelato a cemento o a sostanze che ne garantiscano una notevole durezza) è pericoloso nel caso in cui sia stato deteriorato da eventi meteorologici o da interventi più o meno accidentali.

Le fibre minerali rilasciate da questi materiali risultano potenzialmente inalabili e, una volta nei polmoni, possono provocare dei danni estremamente gravi come l’asbestosi, il mesotelioma ed il tumore ai polmoni.

Per tutti questi motivi fin dal 1992 (La legge n. 257) l’amianto è stato abbandonato e ne è vietata per legge l’estrazione, la lavorazione ed il commercio (da notare che la relazione fra la presenza dell’asbesto e l’insorgenza dei tumori era già scientificamente dimostrata fin dagli anni ’60) e a tutt’oggi la pericolosità dell’asbesto è dovuta essenzialmente alla presenza di quella sterminata serie di prodotti ancora in circolazione che lo contengono in quantità variabile e che lentamente vengono smaltiti in aree appositamente predisposte.

Da vari anni si sta cercando di limitarne la presenza nell’ambiente tramite la sua rimozione ed il suo stoccaggio in depositi dedicati, ma la sua presenza è molto diffusa, senza considerare quello “occulto”  presente negli edifici, di cui non se ne conosce la presenza, soprattutto negli edifici costruiti o ristrutturati prima del 1992, anno in cui in Italia fu bandito.Rimozione Amianto

Dove si trova?

 L’amianto è stato utilizzato per produrre una grande varietà di prodotti che, nel tempo sono stati utilizzati per i più svariati utilizzi anche in ambiente domestico.

Dalla tessitura delle fibre minerali si ottenevano: corde, guaine, nastri e tessuti; con la pressatura si realizzavano: carta, cartoni e filtri; l’amianto miscelato a particolari sostanze chimiche veniva spesso utilizzato come isolante termico ed acustico; dall’asbesto impastato con resine sintetiche si ottenevano anche i ferodi, guarnizioni ad alto coefficiente di attrito per freni e frizioni degli autoveicoli e treni.

Miscelato con il cemento costituiva l’eternit, un materiale leggero ed estremamente resistente, ampiamente utilizzato nella produzione di tubi, tegole, canne fumarie, serbatoi e vari tipi di lastre piane o ondulate utilizzate come copertura o come pareti divisorie. L’amianto è stato impiegato anche come componente di forni, stufe, phon, teli da stiro, guanti da forno, tende, tappezzerie, materiali da imballaggio, adesivi e collanti, coperte, grembiuli, giacche, pantaloni e stivali; in alcuni casi si è anche utilizzato in polvere come sabbia per i parco-giochi dei bambini.

In ambiente indoor l’asbesto risulta ancora presente nelle vecchie case soprattutto come materiale di rivestimento ed insonorizzazione e sotto forma di pannelli isolanti.

Di per sé non è pericoloso se non rilascia fibre nell’aria, ma, come dicevamo, dopo molti anni è quasi inevitabile che molti dei materiali in amianto tendano a sgretolarsi e a disperdere fibre.

E’ anche possibile che l’amianto venga disperso nell’aria a seguito della nebulizzazione delle goccioline d’acqua liberate nel corso della doccia o tramite l’utilizzo di umidificatori ambientali, se negli impianti si fosse verificata contaminazione da fibre di amianto.

Solitamente, a parte rare eccezioni, all’interno degli edifici tradizionali la concentrazione di amianto aerodisperso è bassa, ma purtroppo presente. In ogni caso, se si ritiene di avere dell’amianto in casa, è estremamente consigliato di ricorrere all’intervento di ditte specializzate nella sua rimozione. Bisogna assolutamente evitare di rimuoverlo se non si è a conoscenza delle modalità operative e dei rischi che si possono correre: spesso un’erronea procedura di rimozione può comportare un’esposizione paragonabile a quella che si avrebbe nel corso di molti anni lasciando la situazione inalterata.

A tutt’oggi le persone più a rischio sono proprio quelle che più hanno a che fare con questi materiali e che causano, in modo più o meno inconsapevole, quel deterioramento che provoca il rilascio nell’aria delle fibre minerali. Nell’ambito lavorativo le maggiori precauzioni dovrebbero essere adottate dai muratori, dai demolitori, dai carpentieri, dai solaisti, dagli elettricisti, dagli idraulici e dai meccanici.

Al contrario, risulta di importanza relativamente minore (almeno in Italia) l’esposizione alle fibre minerali dell’asbesto liberate dalla degradazione naturale delle rocce che affiorano dal sottosuolo.

La diffusione

 Le fibre di asbesto presenti nell’aria delle aree abitate derivano principalmente dal deterioramento dei prodotti di origine antropogenica ed in parte dallo sgretolamento dei depositi naturali. Queste fibre sono estremamente resistenti e non sono biodegradabili; per questi motivi, una volta liberate nell’ambiente, vi possono permanere per decenni.

Le fibre e le particelle più piccole sono quelle più pericolose: una volta sospese nell’aria possono rimanervi per molto tempo e venire così trasportate dal vento per lunghe distanze prima di depositarsi. Praticamente ogni campione di aria contiene una certa quantità di asbesto, solitamente a concentrazioni che si presume non siano particolarmente pericolose per la salute. Definendo fibre quelle particelle di asbesto che presentano una lunghezza di almeno 5 micrometri e un rapporto lunghezza: larghezza superiore o uguale a 3:1, si può stimare che la concentrazione ambientale di queste fibre minerali varia solitamente da 0,001 a 0,1 fibre per litro (fibre/L).

Livelli di esposizione più elevati si possono riscontrare nelle città, dove la concentrazione può raggiungere anche 2-300 fibre per metro cubo (1 mc di aria corrisponde a 1000 litri ed equivale all’incirca alla quantità di aria che ognuno di noi inspira in un’ora).

Al giorno d’oggi dei valori notevolmente elevati possono essere individuati solamente all’interno o nei pressi degli edifici che contengono prodotti a base di asbesto e che sono stati ristrutturati o abbattuti oppure vicino alle discariche dove l’asbesto non è stato coperto o immagazzinato in modo appropriato per prevenirne l’erosione da parte degli agenti atmosferici.

Negli ambienti di lavoro dove viene manipolato l’amianto friabile o dove vengono smontati i freni delle auto si possono raggiungere delle concentrazioni 2 mila fibre per litro. (N.B. il livello d’azione per legge è di 10 fibre per litro).

Da notare che si può essere esposti all’asbesto anche bevendo dell’acqua contaminata. Le fibre dell’amianto possono essere erose dai depositi naturali o dai depositi di asbesto nelle discariche, dai tubi di eternit che viene utilizzato per trasportare l’acqua potabile o dai filtri contenenti asbesto. La concentrazione delle fibre può raggiungere dei valori di concentrazione estremamente elevati, anche di alcuni milioni per litro.

Danni alla salute

 La presenza delle fibre di asbesto nell’ambiente comporta inevitabilmente dei danni a carico della salute. L’esposizione può avvenire essenzialmente per ingestione o per inalazione, anche se una quantità ridottissima di fibre può penetrare nel corpo anche per contatto cutaneo.

Le fibre ingerite vengono quasi tutte eliminate nel giro di pochi giorni per escrezione nelle feci, anche se alcune possono però penetrare nelle cellule dell’apparato gastro-intestinale ed altre possono finire addirittura nel sangue. Una certa quantità di fibre può rimanere intrappolata nei vari tessuti con cui vengono a contatto, mentre altre sono escrete con le urine.

fibra amiantoGli effetti sulla salute dovuti all’ingestione di fibre di asbesto non sono ancora perfettamente chiari, anche se delle ricerche in merito dimostrano che alcuni gruppi di persone esposte alle fibre per assunzione di acqua potabile contaminata presentano una media di morti per tumore all’esofago, allo stomaco e all’intestino maggiori della media riscontrata nella popolazione.

I pericoli maggiori sono comunque dovuti alla presenza delle fibre nell’aria. Una volta inalate, le fibre si possono depositare all’interno delle vie aeree e sulle cellule polmonari.

Dimensione fibre amianto/capello

Parte delle fibre viene rimossa dai polmoni con la tosse e dilavata dal muco e trasportata nello stomaco, mentre quella parte depositata nelle parti più profonde del polmone vengono rimosse più lentamente; alcune fibre possono rimanere nei polmoni per diversi anni, altre per tutta la vita. La presenza di queste fibre estranee all’interno dei polmoni può comportare l’insorgenza di malattie come l’asbestosi, il mesotelioma ed il tumore dei polmoni.

L’asbestosi è una malattia che colpisce prevalentemente le persone che sono state esposte nei luoghi di lavoro ad alte concentrazioni di fibre aerodisperse. In genere compare dopo 10-15 anni dall’inizio del periodo di esposizione e consiste in una lenta crescita di tessuto fibroso nei polmoni e nella membrana che circonda i polmoni che rendono difficoltosa la respirazione; il flusso di sangue ai polmoni può diminuire con un conseguente ingrossamento del cuore. La malattia è incurabile e, in alcuni casi, può condurre alla morte.

Il mesotelioma è un tipo di tumore che si sviluppa a carico della membrana che riveste i polmoni e gli altri organi interni. La sua casistica è fortemente relazionata alla presenza di asbesto aerodisperso e la sua comparsa avviene solitamente a 30 anni di distanza dall’inizio dell’esposizione. Ogni anno ve ne sono circa un migliaio di casi solo in Italia. Come il mesotelioma, anche il cancro polmonare compare solitamente a molti anni di distanza dall’inizio dell’esposizione e può insorgere anche per esposizione a bassi livelli di asbesto.

I polmoniLinee guida

Dato che la normativa inerente l’asbesto è estremamente articolata e complessa, vi citiamo solo le norme più importanti, allegandovi tutti i link dei PDF degli specifici riferimenti normativi.

La Legge n. 257 del 1992 mette al bando tutti i prodotti contenenti amianto, vietando l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione dell’asbesto e di tutti i prodotti che lo contengono, secondo un programma di dismissione il cui termine ultimo è fissato al 28 aprile 1994 (norme successive hanno introdotto una deroga a tale divieto limitatamente ad alcune applicazioni particolari). La Legge 271/93 estende tali benefici a tutti i lavoratori professionalmente esposti ad amianto.

La legge 257/92 rimanda alla successiva emanazione di una lunga serie di dispositivi di attuazione rappresentati da: norme nazionali di coordinamento o di indirizzo; disciplinari tecnici predisposti dalla “Commissione per la valutazione dei problemi ambientali e dei rischi sanitari connessi all’impiego dell’amianto”; norme regionali conformi al DPR del 8 agosto 1994, sotto forma di piani operativi per l’attuazione concreta degli interventi conoscitivi e di controllo.

La principale legge di riferimento per la tutela dei lavoratori è il Decreto Legislativo n.257 del 2006 che va a sostituire il D.Lgs. 277 del 1991, capo terzo.

Per la tutela dell’ambiente si fa riferimento al D.Legs.114 del 17 marzo 1995 che previene l’inquinamento ambientale da amianto regolamentando le emissioni in atmosfera e gli scarichi negli effluenti liquidi.

In attuazione di quanto previsto dalla L. 257/92 sono stati emanati vari disciplinari tecnici che riguardano la valutazione del rischio e la bonifica di edifici (DM 6 settembre 1994), rotabili ferroviari (DM 26 ottobre 1995), siti estrattivi, siti dismessi, tubazioni e serbatoi in amianto-cemento (DM 14 maggio 1996). La prima di tali norme, il DM 6 settembre 1994, contiene i principi per la valutazione del rischio, la sicurezza durante gli interventi di bonifica, le metodologie per le indagini di laboratorio, cui fanno riferimento anche i decreti successivi.

Qui sotto riportiamo le normative e link utili:

http://www.dirittoambiente.net/file/vari_articoli_137.pdf

http://www.iss.it/amianto/index.php?lang=1

http://www.arpat.toscana.it/notizie/notizie-brevi/2013/amianto-da-eliminare-in-europa-entro-il-2023?searchterm=amianto

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