Il Radon – Inquinamento Indoor

Il radon è un gas radioattivo naturale, incolore ed insapore,  caratterizzato da una grande inerzia chimica grazie alla quale si  diffonde rapidamente nell’ambiente senza combinarsi con altri  elementi per formare dei composti.

Ben 8 volte più pesante dell’aria, è un gas che si origina in seguito al decadimento radioattivo di elementi come l’uranio e il radio (presenti in quantità variabile in tutta la crosta terrestre).

La sua concentrazione viene misurata in Becquerel/metro cubo (Bq/mc).

Estremamente pericoloso, rappresenta la seconda causa di morte per tumore ai polmoni dopo il fumo di sigaretta.

Si stima che causi il decesso di più di 50 mila persone in tutto il mondo ogni anno (più di mille solo in Italia). Per i suoi effetti è stato inserito dalla Commissione Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) nel Gruppo 1 degli agenti cancerogeni riconosciuti.

Il decadimento radioattivo

Come è noto, tutte le sostanze radioattive sono instabili e per questo motivo subiscono un processo detto di “decadimento” che comporta la liberazione di particelle ed energia e la trasformazione degli atomi iniziali in altri elementi.

Anche il radon è un elemento radioattivo gassoso e la sua pericolosità sta proprio nel fatto che può quindi diffondersi in ambienti lontani dalla zona di produzione e accumularsi fino al raggiungimento di concentrazioni che possono rivelarsi estremamente dannose.

In natura esistono 3 diversi isotopi: quando si parla di inquinamento da radon si fa riferimento quasi esclusivamente al Radon 222 che è quello più pericoloso perché è quello più diffuso in natura, per il fatto che il tempo di decadimento degli altri isotopi è notevolmente più breve, e perchè presente in misura maggiore all’interno degli edifici.

Dove si trova il radon?

Come già accennato, il radon viene generato in continuazione dagli elementi radioattivi presenti in tutti i costituenti della crosta terrestre, è presente ovunque, ma in modo particolare nelle rocce di origine vulcanica come le lave, le pozzolane, i tufi, il granito ed il porfido.

Questo gas si può liberare anche quando questi materiali vengono utilizzati da costruzione (comune per esempio il tufo).

Il grado di emanazione non dipende quindi solo dalla concentrazione dell’uranio, ma anche dalla particolare struttura del terreno stesso.

Le aree più a rischio sono in effetti quelle che presentano formazioni geologiche originatesi da fenomeni di vulcanesimo, frequenti soprattutto nelle aree collinose e montuose del Lazio, della Lombardia, del Friuli, della Campania e delle Puglie ( in ogni caso si possono ritrovare alte concentrazioni di radon anche in rocce sedimentarie come le marne e i flysh).

Il Radon in Italia Fonti minori di radiazioni possono anche  essere i gas naturali od il carbone utilizzati  nelle varie attività di combustione.

Anche le acque sotterranee possono  costituire una minaccia: pur con bassa  solubilità il radon si discioglie in acqua e da  questa viene veicolato in superficie  contaminando gli ambienti interni. Questa  sorgente di inquinamento è comunque molto  piccola dato che solitamente le acque prelevate dalle fonti sotterranee vengono utilizzate dopo molti giorni, quando la maggior parte del radon è oramai decaduta.

Radon negli edifici

Il radon si diffonde dal suolo all’interno delle abitazioni liberandosi da aperture o microfratture delle fondamenta. L’edificio intrappola il gas radioattivo limitandone la dispersione in atmosfera e per questo motivo la sua concentrazione aumenta. Il radon è comunque un inquinante ubiquitario, in quanto si libera dal suolo e vi è sempre una certa sua concentrazione di fondo all’aperto che si aggira sui 5-10 Bq/mcubo; per questo motivo, la sua concentrazione non può essere mai portata ad un valore pari a zero.

Il Radon in casa

Per quanto riguarda l’abbattimento della sua concentrazione negli ambienti indoor, i depuratori d’aria sono pressoché inutili, per limitare i rischi dovuti al radon è necessario limitare la sua concentrazione nell’ aria aerando bene gli ambienti dove si trascorre la maggior parte della propria vita e, nei casi più gravi, attuare una bonifica della propria abitazione rivolgendosi a personale specializzato; un altro accorgimento importante è quello di costruire basamenti in calcestruzzo (cemento armato) capace di ridurre fortemente la sua diffusione.

Bisogna quindi essenzialmente agire limitando l’apporto delle sue fonti: sigillare le crepe vicino alle fondamenta; impermeabilizzare lo scantinato se è in terra battuta; sigillare le aperture attorno alle tubazioni o ai cavi elettrici ed anche i punti di contatto tra il pavimento e i muri;
arieggiare gli scantinati anche tramite ventilazione forzata.

Ma il primo  accorgimento per limitare il radon, consiste nel non utilizzare materiali da costruzione che lo disperdono nell’aria, come ad es. il tufo e ad utilizzare basamenti in calcestruzzo che limitano fortemente la sua dispersione.

La diffusione

Mentre la concentrazione del radon nell’aria del sottosuolo può raggiungere dei valori estremamente elevati, in casi eccezionali anche di alcune centinaia di migliaia di Becquerel per metro cubo, la concentrazione di questo gas all’aria aperta è notevolmente più bassa. In effetti una volta liberatosi dal terreno viene rapidamente disperso in atmosfera dove supera raramente il valore di qualche decina di Becquerel. Una situazione di pericolo si può invece verificare in tutti quei casi in cui questo naturale fenomeno di dispersione viene ostacolato.

In ambienti chiusi come gli edifici la concentrazione è solitamente il triplo di quella esterna e corrisponde in media a 78 Bq/mc (in Italia), anche se in certi casi alcuni ambienti possono presentare una concentrazione di radon superiore ai 1000 Bq/mc, più del doppio della soglia di intervento. Solitamente i luoghi più a rischio sono quelli posizionati a ridosso del terreno; i piani superiori degli edifici presentano delle concentrazioni di radon notevolmente più basse, via via minori man mano che aumenta la distanza dal suolo.

Impianto VMC

Il radon penetra negli edifici attraverso le  crepe o le aperture presenti nelle  fondamenta, attraverso le tubature o le  giunture dei muri. Il gas radioattivo che può  penetrare è di solito direttamente  proporzionale alla quantità che viene  liberata  dal terreno. Tanto maggiore è la  permeabilità  del suolo, tanto più radon  verrà liberato  all’aria aperta. Anche le  condizioni  ambientali esterne possono  influire: in inverno, ad esempio, le case presentano una temperatura interna superiore a quella esterna, l’aria tende quindi a penetrare all’interno dell’edificio ostacolando così la dispersione nell’ambiente del radon. Sono state rilevate quindi delle variazioni di concentrazione periodiche, sia stagionali che giornaliere, influenzate sia dalle temperature del suolo e dell’aria, che dalla pressione atmosferica o da eventi meteorologici come la pioggia o la neve.

Effetti sull’uomo

Pericoloso per inalazione, proporzionalmente alla sua concentrazione nell’aria: tanto è più alta è tanto più è maggiore la possibilità di sviluppare un tumore in seguito all’esposizione delle cellule dell’apparato respiratorio alle radiazioni sprigionate nel corso del decadimento radioattivo.

La sua pericolosità del radon è essenzialmente dovuta alle sue peculiarità chimico-fisiche: essendo inerte ed elettricamente privo di carica elettrica è caratterizzato da una grande mobilità (al contrario di elementi come il radio o l’uranio che restano vincolati nel materiale in cui si trovano). In effetti il radon è un gas che può facilmente penetrare all’interno dei polmoni e qui esplicare la sua azione degenerativa. Data la sua instabilità, una volta giunto all’interno dell’apparato respiratorio può andare incontro al processo di decadimento radioattivo. Anche gli atomi radioattivi che si generano in seguito al decadimento del radon all’aria aperta (la cosiddetta “progenie del radon”) possono penetrare all’interno dei polmoni: essendo elettricamente carichi possono aderire al particolato aerodisperso e, tramite questo, giungere a contatto con le cellule dell’epitelio polmonare.

Nei polmoni può danneggiare il DNA delle cellule e se i naturali meccanismi di riparazione cellulari non sono in grado di riparare tutti i danni allora vi è la possibilità che il tutto possa portare alla formazione di un tumore ai polmoni. Al momento non si ritiene possibile l’insorgenza di tumore in altri organi del corpo.

Per quanto riguarda la presenza del radon nell’acqua, finora non risulta alcuna evidenza scientifica che il radon alle comuni concentrazioni presenti in natura possa provocare l’insorgenza di un tumore all’apparato digestivo.

Bisogna inoltre sottolineare che i fumatori sono i soggetti più a rischio in quanto è stato dimostrato un effetto sinergico tra la presenza del radon e quella del fumo di sigaretta.

In definitiva, pur essendo estremamente difficile valutare l’incidenza dei casi di cancro ai polmoni dovuti al radon, si può ipotizzare che circa il 10% dei tumori di questo tipo sia dovuta al gas radioattivo, ma in Italia, data l’elevata radioattività naturale del suolo (molti suoli di origine vulcanica), si può ipotizzare che i soggetti colpiti siano fra i 1500 e i 4500 all’anno.

Per prevenire il rischio di contrarre questa malattia molte organizzazioni internazionali scientifiche hanno fissato dei livelli di riferimento per le abitazioni e per gli ambienti di lavoro al di sotto dei quali si ritiene che sussista un rischio accettabile (per le sostanze radioattive il rischio non può mai essere ridotto a zero). Molti di questi valori sono diventati dei limiti di legge.

Tutte queste considerazioni non devono comunque creare allarmismi ingiustificati: se si ritiene di vivere in un ambiente a rischio è spesso sufficiente aerare bene gli ambienti in cui si vive e sigillare il terreno su cui sorge la casa (un basamento di calcestruzzo è sufficiente per evitare la contaminazione diretta dal suolo).

Leggi e linee guida

Dal 1° Gennaio 2001 è entrato in vigore il Decreto Legislativo n.241/2000 (che recepisce la Direttiva Europea 96/29/Euratom) e successive modifica D.Lgs. 257/2001. Questa legge impone di individuare le attività lavorative a rischio radon, di eseguire i relativi controlli e fissa dei limiti per gli ambienti di lavoro.

Al contrario, in Italia, non esiste una legge specifica sulla tutela della popolazione negli edifici residenziali. In effetti la Raccomandazione 90/143/Euratom del 21/02/90 (più vecchia di 6 anni rispetto alla Direttiva precedentemente citata) non è ancora stata recepita in Italia, anche se esiste l’ elaborazione di una proposta normativa prevista nell’ambito del Piano Nazionale Radon (PNR) (Ministero della Salute, 2002). A titolo indicativo la si potrebbe utilizzare almeno come linea guida.

Qui sotto riportiamo le normative e link:

http://www.iss.it/radon/?cookie=1

http://www.arpat.toscana.it/temi-ambientali/radioattivita/radon/normativa

http://www.arpat.toscana.it/temi-ambientali/radioattivita/radon/il-radon-in-toscana

http://www.iss.it/radon/index.php?lang=1&id=234&tipo=15

http://www.iss.it/radon/index.php?lang=1&anno=2015&tipo=25

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